giovedì 27 settembre 2012

76 “CHE COSA RACCONTIAMO?”

27 Novembre 2012 - Nota del Master -
Abbiamo riprovato a metterci attorno al tavolo da gioco, ma per una serie di eventi, circostanze, combinazioni la cosa non è andata come speravamo.
Credo che per un po' lasceremo la campagna di D&D, dedicandoci, a partire dal prossimo anno, a qualcosa di totalmente diverso.

Grazie ancora di cuore a tutti i lettori, seguiranno aggiornamenti sulle nostre attività quanto prima.


Yanhu
 

venerdì 8 giugno 2012

75 ATTORNO AL TAVOLO DA GIOCO

Questo secondo capitolo della campagna ha praticamente riguardato una vecchia avventura che i vecchi Master ben conoscono: il modulo B4, ovvero La Città Perduta. Rivista, corretta, modificata per le vicende che l’hanno preceduta e che si susseguiranno. E qui viene il punto dolente: quando? Non lo sappiamo. La nostra avventura di giocatori e Master si è conclusa come avete letto nel precedente post, né più né meno: per diversi motivi il gruppo si è sciolto, lasciando inconclusa la storia, lasciando anche un po’ di amaro in bocca. Abbiamo giocato per dieci mesi, ed è stata una bella esperienza, seppur il caro vecchio D&D dimostri tutti i limiti e le pecche del mondo rispetto ai giochi di ruolo prodotti e sviluppati nei trent’anni successivi alla sua uscita.
Personalmente credo abbia anche qualche aspetto positivo. Certo dipende anche dal gruppo di gioco che si gestisce, ma non è da buttare via. Ci sono cresciuto, me lo sento scorrere nel sangue, fa parte di quei ricordi indelebili dell’adolescenza, e quindi mi è caro e prezioso. Questo comporta una facilità nel masterizzare che rende più divertente assistere alle elucubrazioni dei giocatori. L’ho integrato di volta in volta secondo le necessità, traendo spunto dai regolamenti di altri giochi di ruolo conosciuti. Rimane facile, con poche regole, ed ha ancora il suo fascino, soprattutto per chi di giochi di ruolo non ne capisce un granché ma vuole provare l’esperienza.
Credo di avervi annoiato abbastanza, ma era doveroso da parte mia buttare giù due parole per spiegare il perché di questa interruzione.
Ringrazio tutti i miei giocatori e chi ci ha seguito sul blog.
La speranza è sempre l’ultima a morire, e magari scopriremo ancora che fine ha fatto il Conte Maximillian, come stanno Clito e Peritas, cosa succederà ai due innamorati Jilanka e Carlos… E il perché dell’interesse di Tendara per Rocco: davvero può essere riportato indietro, come tutti sperano? E la bottega di Tullia? Il laboratorio-erboristeria di Akman? E Polnareff, Luthien…?
Cosa capiterà a Specularum ora che sono tornati?
Riprenderò contatti con il gruppo a Settembre, ne annuserò gli umori, ne misurerò la voglia nel voler riprendere…
Passate un’estate lieta, fate buone vacanze e ripassate sul far dell’autunno: nella capitale del Granducato di Karameikos fiere ed eventi non mancano… Ricordatevi di prenotare da Luther Sforza: ha poche stanze e non ama il casino… Ma si mangia bene e si beve anche meglio!
Alla prossima puntata.
(Inchino)
Vostro sentitissimo Master Yanhu

mercoledì 30 maggio 2012

74 AI PIEDI DELLE MONTAGNE

Il rombo sembra provenire da tutte le parti, distorto, riflesso, così come i bagliori del sole sulle armature, sulle picche, sugli elmi del gruppo di cavalieri. Non ci sono quasi parole, tutto sembra svolgersi come in sogno: nell’aria immobile, rarefatta, sono i colori del Granducato di Karameikos a balenare nella coscienza offuscata dei viaggiatori. Sono mani che si tendono, sono occhi che implorano acqua, mentre gli uomini del Granduca si prodigano nel fornire i primi aiuti.
Carlos ha ancora la forza di presentarsi, di biascicare qualche parola circa gli eventi che vedono il gruppo moribondo e allo stremo, ma loro sanno già tutto, li stavano cercando, pattugliavano da giorni i confini del deserto, cercando di seguire le tracce del Conte Maximillian e del suo seguito.
I chierici in forza al gruppo distribuiscono cure, rassicurano, accudiscono: meno della metà dei cynidiceani sono sopravvissuti al viaggio, altri ancora moriranno…
Jilanka, delirante nelle ultime ore di fatica, sprofonda in uno stato comatoso, la sua delicata bellezza sembra essere solo più un ricordo lontano. Carlos trascina uno dei guaritori al capezzale fatto di sabbia, roccia, vento; il gruppo gli si stringe intorno, consolandolo: per quanto giovane e debilitata è una guerriera e si salverà.
Alcuni cavalieri ripartono a spron battuto verso Castellan Keep e la capitale, per riportare la notizia del ritrovamento degli scomparsi eroi di Specularum, i rimanenti si affrettano ad alzare tende di fortuna per fornire riparo.

La fatica e la stanchezza cancellano i giorni successivi, sprofondando gli avventurieri in un sonno profondo senza sogni, interrotto solo dalle cure e dalla somministrazione di cibo e acqua da parte dei chierici di Karameikos.
Verso sera il gruppo infine si riunisce in un imbarazzato silenzio. Il cielo si fa serotino, il deserto sembra cambiare pelle, tingendosi di pesca e albicocca, come le nubi che cingono le cime delle montagne.
Lungo la strada, lontano, una carovana avanza verso l’accampamento di fortuna. Mentre le prime stelle si accendono nel cielo e i fuochi da campo rischiarano la notte, i cavalieri in esplorazione raggiungono le tende, annunciando l’arrivo dei funzionari di corte.
Una brezza soffia leggera, portando il profumo dei boschi e della terra umida. I cinque sopravvissuti, insieme a jilanka, attendono l’incontro con gli emissari del Granduca nei pressi della tenda nella quale riposa Rocco: Akman ha raccontato al clero di Karameikos l’apparizione di Tendara e il messaggio che gli ha lasciato, ricevendo sorrisi accondiscendenti e sagge parole riguardo l’ambasciatrice del Dio Chardastes, il Guaritore.
Ne siamo venuti fuori, amico mio, e il tuo sacrificio non sarà stato vano, qualunque cosa possa accadere da qui in avanti…
Una lacrima bagna il terreno, mentre il mormorio di una preghiera si innalza verso il cielo.

venerdì 18 maggio 2012

73 SUD-SUDOVEST


Il gruppo emerge dalle profondità della terra a notte fonda. Il cielo nel deserto sembra più vicino: un manto di stelle illumina la sabbia impalpabile come talco e l’aria frizzante della notte disegna leggeri mulinelli che spingono le dune color ocra nell’infinito.
I cynidiceani sembrano smarriti, osservano la piramide che emerge dalle sabbie, e le tre statue che riflettono la luce di una luna che sembra loro essere fredda e maligna.
Luthien stringe il medaglione al petto, con gli occhi persi nel disco d’argento… “Arwenamin… Oio naa elealla alasse’…” Il suo sussurro si perde nel vento.
Jilanka osserva le stelle per lunghi istanti, poi si volta e parte con piglio deciso in direzione sud-sudovest, con i pugni chiusi e stretti per il dolore dell’abbandono. Chiama la sua gente una volta sola, poi si volta per cercare con gli occhi Carlos.
I fuggitivi si dispongono istintivamente in una colonna ordinata: ognuno porta provviste e acqua per circa una settimana, qualche arma che a poco potrà servire contro i vermi del deserto, e tutti quei piccoli oggetti, i ninnoli, i ricordi che la fatica di un simile viaggio possa permettere. Avanzano tutti dietro al gruppo di avventurieri, che procede lentamente con la lettiga di fortuna costruita per il corpo di Rocco. Il silenzio della notte è rotto dal fruscio della sabbia sollevata e dal costante mormorio che anima la carovana, fatto di parole, singhiozzi, preghiere, incitamenti, maledizioni. Lontano la catena montuosa Altan Tepes e i boschi rigogliosi del Granducato attendono l’arrivo dei pellegrini.


Di giorno il sole caldo sembra prima accarezzare il corpo e rallegrare l’anima, per poi graffiare, mordere… Non c’è riparo, non c’è scampo. È nel deserto che miraggio e realtà si fondono, nel luogo dove gli spazi immensi fanno incontrare la propria interiorità, generando il sogno, fomentando le paure: le parole diventano più leggere, inghiottite dal silenzio. Le croste delle depressioni saline brillano al sole come cristalli, confondendo e ingannando gli occhi bruciati dall’arsura. La colonna sbanda, rallenta, si contorce, si trascina: lascia dietro pezzi di sé, uomini, donne, giovani, piccoli punti scuri immobili nell’immensità giallo ocra. È con la morte nel cuore che tutte le volte la compagnia continua, imponendosi di ignorare, fino a sera, per un breve riposo, e poi ancora in marcia, liberandosi, man mano che i giorni passano e la stanchezza aumenta, di tutto ciò che è superfluo e pesa più del valore del ricordo.

I giorni si susseguono uguali, fino a sovrascriversi nella memoria, fino a farsi incubo senza fine: dal quarto giorno le montagne sembrano essersi fatte più vicine, solo per poi fermarsi… O fuggire davanti al loro vano inseguirle. Quanti giorni sono passati? Acqua e cibo, razionati con oculatezza, sono durati più di una settimana, eppure sono ormai finiti… Finiti da quanto tempo? Per quanti giorni hanno camminato? Dieci giorni? Dodici? La colonna compatta è ormai un filo che si allunga, si sfilaccia, come la speranza di poter raggiungere i reami del sud prima che la sete, la stanchezza non spengano la fiamma vitale…
Eppure gli stivali grattano ormai sulla pista di roccia, le dune sono ormai alle spalle, e le montagne incombono, ridendo per la sciocca arroganza di chi ha osato sfidare il deserto…
Davanti a loro, lungo la pista, una nube bassa e turbinante di polvere avanza, interrompendo la monotonia del paesaggio…

lunedì 14 maggio 2012

72 ULTIMO SGUARDO

Jilanka esce per prima, seguita da Tappo, Tullia e Luthien, attenti a coprire i movimenti del gruppo; dietro vengono Polnareff, Akman e Carlos, che trasportano il corpo di Rocco.
La Rocca di Gorm è prossima alla galleria d’ingresso alla città, mentre gli scontri imperversano a sud, lungo la strada principale, all’incrocio per i moli, e più giù ancora, dove le tre fazioni di Cynidicea, per la prima volte unite, fronteggiano, spalla a spalla, le bande di goblin. Le maschere tentacolate degli adoratori di Zargon rilucono in maniera sinistra alla luce del vulcano e degli incendi appiccati in città, le loro fruste sferzano i pelleverde, incitandoli a caricare con furia cieca. I cadaveri dei cittadini, riversi in pozze di sangue, fissano con occhi vuoti la scena, le loro maschere raffiguranti i più diversi animali rendono grottesco lo spettacolo. I guerrieri di Gorm e le vergini di Madarua affrontano all’arma bianca i nemici, mentre da dietro i seguaci di Usamigaras attingono ai loro poteri magici per contrastare la superiorità numerica degli avversari.
L’ultimo sguardo alla battaglia conferma al gruppo che presto le difese di Cynidicea soccomberanno al male. Dalla cengia e dalle caverne ad est, oltre il lago sotterraneo, due figure scure spiccano il volo, compiendo un paio di evoluzioni prima di puntare sul luogo dello scontro: sono due manticore nere, come quelle affrontate nelle cripte. Gli avventurieri affrettano il passo verso la caverna dalla quale, solo qualche giorno prima, sono giunti in città. Jilanka li conduce con sicurezza lungo il passaggio principale, prima di svoltare per passaggi più stretti e meno frequentati.
“Stiamo salendo!” La voce di Gronning è rotta dalla fatica e dalla stanchezza accumulata, ma la notizia strappa un sorriso di speranza ai compagni.
Dopo una ventina di minuti Jilanka si trova improvvisamente una lancia puntata al petto: dal nulla sembrano spuntare diverse maschere di Madarua, che si stringono intorno al gruppo.
“Accompagno gli stranieri che ci salveranno… Lasciateci passare, Madre Haria ci aspetta.”
Senza dire una parola le vergini fanno strada fino ad una caverna fiocamente illuminata da colonie di funghi alle pareti. Al loro ingresso un centinaio di teste si voltano: nei loro occhi si possono leggere la paura per la fine prossima della loro patria e l’incertezza per un futuro ignoto. Una donna alta, dai capelli rossi e il portamento fiero e deciso si avvicina a loro, accennando un sorriso stanco: “Jilanka, bimba mia. Credevo di averti perso per sempre.”
“Madre… Ho fallito…”
Madre Haria accoglie sulla spalla il pianto sconsolato della giovane, mentre, dietro di lei, senza che venisse dato alcun ordine, i superstiti di Cynidicea si alzano, pronti ad intraprendere il lungo viaggio della speranza.

sabato 12 maggio 2012

71 TOCCO DIVINO


L’elfo, imbarazzato, si avvicina al chierico, fraintendendo ciò a cui ha appena assistito: “Akman… Il potere per riportarlo indietro va oltre le tue capacità… È finita, come la terra incontra il cielo all'orizzonte noi lo dobbiamo lasciare andare... Perché non possiamo portarlo con noi...”
Nonostante non sia un chierico l’elfo sa benissimo che il potere necessario per resuscitare il guerriero necessita di una forza di volontà che veramente pochi possiedono. Anche tra la sua gente se ne parla a livello di leggenda, se non di vero e proprio dono degli dei.
Akman sorride, stanco, mentre Polnareff getta un’occhiata sul corpo di Rocco e sgrana gli occhi: non ci sono più le ferite inferte dalla manticora, la pelle è guarita e il guerriero ha l’aspetto di un dormiente.
”È stata lei, Pol... Dobbiamo portarlo indietro, dobbiamo portarlo con noi.”
”Lei chi?” Carlos si avvicina ai due, tenendo d’occhio le scale d’accesso.
”Tendara. È stata lei a fare questo… Mi ha detto che il sacrificio di Rocco non sarebbe stato vano, ma non ha aggiunto altro... Se non che il corpo sarebbe dovuto tornare a Specularum.”
Jilanka strattona Carlos: da sopra i rumori aumentano, sembrano avvicinarsi. Luthien è già sulla scalinata, con l’arco pronto e una freccia incoccata.
Uno schianto e una maledizione in lingua nanica che giungono con chiarezza fino a loro confermano che stanno arrivando guai.
”Va bene! Liberiamolo dall’armatura, conserveremo la sua spada… Jilanka, dove ci aspetta Madre Haria?”
”Non molto lontano da qui, ma dobbiamo fare in fretta e uscire dalla città prima che sia troppo tardi!”

Tullia si sporge fuori dalla porta. Lungo la via diverse figure si muovono, ma il fumo provocato da alcuni incendi ne nasconde improvvisamente i movimenti. Tappo le si affianca e borbotta qualcosa. Tre figure con indosso la maschera di Zargon sbucano dalla cortina caliginosa accorgendosi della loro presenza e caricandoli con urla selvagge. Tullia incocca e rilascia la corda diverse volte prima che i tre uomini possano colmare la distanza. Mastro Gronning resta nascosto dietro la porta e quando la ladra scivola dentro, incalzata dall’ultimo avversario, cala con forza la sua ascia, accompagnandola con una sonora imprecazione.
Libera a fatica l’arma dal cranio e dalla maschera dello zargonita, mentre Luthien, silenziosa, gli passa accanto, sollevata alla vista dei due compagni incolumi, andando a mettersi di guardia insieme a Tullia. Le faretre sono quasi vuote, ma restano abbastanza frecce per poter vendere cara la pelle, in attesa che i compagni preparino le spoglie. Nel frattempo i combattimenti continuano nella città il cui destino pare irrimediabilmente segnato.

venerdì 4 maggio 2012

70 ATTRAVERSO IL PORTALE

L’aria è improvvisamente fresca e la penombra creata da quattro bracieri posti agli angoli della stanza rende difficile definire l’ambiente in cui sono arrivati attraverso il portale. Sul pavimento di pietra alcuni simboli nella lingua cynidiceana vanno perdendo la lucentezza azzurra, fino a scomparire nelle ombre. Da lontano, ovattati, giungono suoni di battaglia, urla e grida concitate e il clangore delle armi.
Senza dire una parola Luthien e Pol, ancora leggermente zoppicante per le frecce dei goblin, dotati di una vista migliore, si appropinquano alla scalinata che porta al piano superiore. I rumori della battaglia sembrano provenire da troppo distante per rappresentare una minaccia imminente.
Ad un gesto rassicurante dei due il gruppo, tranne Akman, si muove verso il piano superiore: il corridoio in cui sbuca la scala pare familiare agli avventurieri, e dopo qualche passo riconoscono l’interno della rocca di Gorm. Dietro un angolo alla loro destra si accede alla sala ottagonale, in cui perse la vita Mikalay, mentre a sinistra, da dove provengono i suoni della battaglia, si accede all’esterno.
Non sembra esserci nessuno in vista. Jilanka stringe il braccio a Carlos: “Siamo alla fine, gli zargoniti hanno attaccato la città… Dobbiamo scappare finché siamo in tempo.”
“Controllate l’uscita, noi aiutiamo Akman a portare su Rocco…”
Carlos indica il corridoio che dà verso l’esterno, e si avvia verso le scale, mentre Tappo e Tullia seguono le sue indicazioni, preparando la fuga per il gruppo.
“Come facciamo con Rocco?” Polnareff ferma Carlos prima di ridiscendere nella stanza in cui l’amico è vegliato dal chierico, forse ancora troppo scosso per la perdita da potere ragionare lucidamente.
“Se anche riuscissimo a tornare in superficie il viaggio verso il Granducato sarà massacrante… Come facciamo a trascinarci dietro la salma…? E in che condizioni arriverebbe, amico mio?”
Carlos vorrebbe non dovere affrontare la questione, ma la domanda dell’elfo è più che pertinente. Il ladro si schiarisce la gola, ancora secca per l’aria rovente respirata in precedenza.
Ma è Jilanka che prende la parola, scivolando in mezzo ai due.
“Vi aiuteremo noi… Vi aiuteremo a portare il vostro amico a casa se ci porterete con voi.”
“Che cosa stai dicendo, Jilanka…? Voi chi? Ci sei solo tu con noi…”
“Dobbiamo raggiungere Madre Haria, la mia sacerdotessa… Lei vi spiegherà: non vi ricordate del gruppo che sarebbe dovuto fuggire attraverso il deserto insieme a voi? A quest’ora ci staranno aspettando nelle caverne superiori, pronti a partire.”
L’elfo e il ladro si guardano stupiti: i recenti eventi avevano fatto dimenticare a tutti la promessa fatta alla sacerdotessa di Madarua.
Benedetta donna! C’è ancora speranza, allora…
Carlos vola giù dalle scale, seguito dagli altri, ma il richiamo per il chierico gli muore in gola alla vista del bagliore che sembra avvolgere Akman, inginocchiato sulle spoglie dell’amico guerriero.